Gli yacht del futuro

di Redazione Commenta

Si muove come un’auto, si vive come una casa: è l’estrema sintesi che ogni designer deve compiere per ogni progetto di yacht, dove le fonti d’ispirazione dal mondo dell’architettura e dell’auto sono sempre più frequenti.
Ne hanno parlato Chris Bangle (famoso designer americano nel campo automobilistico, già capo dello stile BMW), Ivana Porfiri, nota designer milanese, artefice di interni di grandi yacht, e Aldo Cingolani, direttore generale Giugiaro Architettura nel corso del convegno “La barca, macchina o casa navigabile? Come realizzare al meglio la sintesi configurale di entrambe le esigenze”.
E poiché un designer, sia di auto che di yacht, lavora con grande anticipo rispetto al tempo in cui la barca o l’’auto dei propri sogni verrà utilizzata, ”nel pensare a una barca – ha sottolineato Bangle “bisogna pensare a che cosa interesserà ai giovani di domani, perché ogni epoca ha il suo look e non si torna mai più indietro, e considerare il mare come una persona che ha un proprio modo di pensare. Vedo la barca più come un hotel che una casa, ma ancor più simile a un’auto, soprattutto per l’emozione che crea in chi la desidera. Se progettassi una barca, cercherei di far provare questa sensazione”.

L’ambiente, cioè il mare, e il movimento sono alla base anche del pensiero di Ivana Porfiri. “La progettazione architettonica della barca deve tener conto che la barca è casa quando è ferma, ed è barca quando si allontana da terra. Nel suo movimento è quindi molto simile all’auto”.
“Le indicazioni che riceviamo dal mercato” commenta Aldo Cingolani – parlano di forte influenza da parte dell’architettura, tanto che i progetti che seguiamo nella nautica sono seguiti da Giugiaro Architettura. Oggi lusso equivale al benessere, attenzione per la luce, i materiali; poi interviene la tecnologia perché parliamo di barche e occorre rispettare una serie di norme”.

Il dilemma fra un puro oggetto di design e una barca è stato anche il tema del convegno “Il contributo dell’ergonomia alla nautica”, organizzato da SIE (Società Italiana di Ergonomia) e Ergoproject Srl. Al tavolo Leonardo Zuccaro, giornalista specializzato di grande competenza tecnica e skipper appassionato, Francesca Tosi, docente all’Università di Firenze, Claudio Venturato presidente SIE, Simon Mastrangelo di Ergoproject.
L’evoluzione della barca ha portato con sé problematiche nuove legate in particolare all’uso che si fa della barca stessa . Leonardo Zuccaro ha sottolineato come “tra le barche nuove e quelle del passato manchi l’anello di congiunzione tra forma e funzione. Le barche di oggi sono progettate più per stare all’ancora, in porto o in rada piuttosto che in navigazione”.
La barca assomiglia sempre di più a un casa e le scelte estetiche sovrastano quelle funzionali. “Diventa importante l’integrazione fra il lavoro dei progettisti e quello degli ergonomi fin dall’inizio del progetto” ha concluso Simon Mastrangelo.

(Nella foto: Chris Bangle)

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