Caos dopo la vittoria di Luna Rossa

di Redazione Commenta

Il mondo della vela è nel caos. E’ arrivata la decisione della giuria internazionale dell’ISAF (Federazione internazionale della vela) in relazione al caso della protesta di Luna Rossa e Team New Zealand contro Iain Murray, direttore di regata, dell’America’s Cup. La ragione è di Max Sirena e company. Il team di Luna Rossa, di concerto con Grant Dalton, capo supremo di Team New Zealand, aveva avviato una contestazione ufficiale del tentativo di Murray e degli organizzatori della Coppa di “regalare” un cospicuo vantaggio tecnico agli statunitensi di Oracle (ovvero i detentori del mitico trofeo) facendolo passare come una necessaria misura di sicurezza.

Superata la legittima soddisfazione per aver contribuito a riportare ordine e a conferire dignità a un evento sempre più in difetto di immagine e di credibilità per via degli errori di troppo degli organizzatori statunitensi, Luna Rossa e Team New Zealand si affronteranno domani in mare, nella baia di San Francisco, per far la prima vera sfida della trentaquattresima edizione dell’America’s Cup.

La regata, se il meteo lo consentirà, scatterà alle 12.15 locali, le 21.15 in Svizzera. E come tutte le altre in programma nella Louis Vuitton Cup, da cui uscirà il nome di chi contenderà la Coppa America a Oracle a partire dal 7 settembre.

Nel frattempo, il mondo della vela internazionale si interroga sulle vicende di una Coppa America che non è ancora entrata nel vivo e già si avvia anzi verso un crollo clamoroso a causa dei costi elevati, anche a causa di una gestione inadeguata. In prima fila, sul banco degli accusati, il neozelandese Russell Coutts, amministratore delegato di Oracle, il Defender della Coppa che per regolamento è incaricato di organizzare tale edizione, avendo vinto quella precedente.

Solo quattro club partecipanti, sponsor insoddisfatti, niente televisione almeno fino a metà agosto malgrado le grandi promesse della vigilia, barche veloci e spettacolari ma tanto pericolose da aver provocato la morte di Bart Simpson (velista di Artemis) e costringere gli organizzatori a rivedere, a pochi giorni dall’inizio, tutto il piano e le regole di sicurezza.

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