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America’s Cup: ci piace così

Forse non si era mai vista una formula che riguardasse l’America’s Cup così coinvolgente e dinamica. In primis questi preliminari dei World Series che porta in giro per il mondo gli Ac45 e contribuisce a rendere la vela ancora più popolare di quella che è. D’altronde San Diego parla chiaro: gli spettatori erano sul palco proprio come a una comunissima partita di baseball o di football americano.

Ma a livello tecnico è la nuova tecnologia ad aver reso più interessanti i giochi. Quando c’è una rivoluzione tecnologica ci sono sempre due strade, in ogni campo: o non ce n’è per nessuno e la prima della classe impartisce una sonora lezione oppure le regate sono un tiro di dadi che premia un giorno l’uno e un giorno l’altro. ma non è la fortuna – non solo quella – a determinare chi per prima riesce ad aggirarare la boa.

A Cascais eramo convinti che New Zealand e Oracle era più avanti di tutte ma a Plymouth e San Diego anche gli altri challenger hanno avuto i loro momenti magici. Forse il team neo zelandese e quello americano sono più avanti solo in fatto di costanza ed esperienza, come si addice ai grandi campioni. Ma ai mach race anche i team su cui non avremmo scommesso un euro si sono rivelati degni avversari. Delle volte incontenibili.

E infatti Iain Murray ha dichiarato di aver constatato che alle regate 1 Vs 1 quasi tutti i team hanno portato a casa almeno una vittoria. E’ la riprova che il livello tecnico si è alzato tantissimo. Ma non c’è posto per le considerazioni nel cullarsi tra gli allori, già si pensa alla tappa di Napoli e anche se nessuno ancora l’ammette, c’è tanta voglia di divertire il pubblico italiano e di far bella figura. Bella figura che è attualmente a rischio visto che non si è ancora capito bene se sarà bonificata l’incantevole ma deturpata Bagnoli o verrà usata l’incantevole e basta via Caracciolo.

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