Il milione di litri di carburante, inoltre, consente di coprire una distanza media di oltre 37mila chilometri. Tra l’altro, esso è equipaggiato con un elicottero e quattro barche ausiliare per eventuali operazioni di salvataggio, dunque è predisposto per qualsiasi tipo di evenienza: al suo interno trovano spazio persino dei laboratori scientifici e altri uffici. Ma perché, come sta accadendo anche adesso, questo rompighiaccio attraversa l’Artico ogni singola estate? La missione a cui stiamo facendo riferimento è volta a scandagliare le acque del Nord Pacifico e di parte del Polo Nord: la partenza è avvenuta lo scorso 5 luglio e uno dei tipici obiettivi che si intende perseguire è quello di collezionare più dati scientifici possibili, una operazione che comincia sin da subito.
Il dottor Svein Vagle dell’Istituto di Scienze Oceaniche di Victoria ha il compito di trascorrere gran parte del proprio tempo “pescando”, un’attività che dura da mattina fino a sera: in realtà, questa pesca gli consente di misurare la temperatura dell’oceano e la salinità anche a quattrocento metri di profondità. Una esplorazione artica in piena regola, come avveniva all’inizio del Novecento, ma con tutta la tecnologia attuale.
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