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Barca d’appoggio: errori comuni nella scelta del tender giusto

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Chi naviga con una certa continuità lo sa: il tender viene spesso trattato come un accessorio secondario, qualcosa da aggiungere alla barca madre quasi per inerzia. Poi però arriva il primo trasferimento complicato, il primo attracco in rada affollata, la prima spesa caricata in modo precario, e improvvisamente quel piccolo battello diventa centrale nell’economia della giornata in mare. Proprio in questa sottovalutazione iniziale si annidano gli errori più frequenti, quelli che emergono quando ormai la scelta è stata fatta e tornare indietro significa spendere due volte.

barca d’appoggio

Errori nella scelta del tender: dimensioni e capacità reale

Il primo scivolone riguarda quasi sempre le dimensioni del tender. Molti armatori si orientano su modelli compatti per risparmiare spazio a bordo o per contenere il budget, senza considerare l’uso reale che ne faranno. Sulla carta tre persone stanno comode; nella pratica, con borse, cambusa e magari un cane al seguito, lo spazio si riduce in fretta.

Un errore tipico è valutare solo la lunghezza nominale. Conta molto anche la larghezza interna, la forma dei tubolari, la disposizione delle panche. Un tender da 2,40 metri può comportarsi in modo molto diverso rispetto a un altro della stessa misura. Chi naviga spesso in rada o deve coprire tratti un po’ più lunghi dovrebbe ragionare in prospettiva, osservando modelli e configurazioni: qui puoi comprare un tender con caratteristiche differenti e farsi un’idea concreta delle varianti disponibili aiuta a evitare acquisti frettolosi.

C’è poi la questione del peso massimo trasportabile. Non è raro vedere tender visibilmente “seduti” in acqua perché caricati oltre il limite consigliato. In queste condizioni aumentano i consumi, peggiora la stabilità e la sicurezza diventa un fattore meno scontato.

Materiali del tender nautico: PVC o Hypalon non è un dettaglio

Il secondo errore nasce spesso da una valutazione superficiale dei materiali del tender nautico. PVC e Hypalon vengono talvolta considerati equivalenti, ma in realtà rispondono a esigenze diverse.

Il PVC ha un costo più contenuto ed è perfettamente adeguato per un uso stagionale o occasionale, tipico di chi utilizza la barca poche settimane all’anno e rimessaggio al coperto. Il discorso cambia quando il battello resta gonfio per mesi sotto il sole o viene usato con frequenza. L’Hypalon, più resistente ai raggi UV e all’usura, mantiene nel tempo una migliore tenuta strutturale.

Molti diportisti scelgono il materiale guardando solo al prezzo iniziale. È comprensibile, ma non sempre conveniente. Un tender che mostra segni di cedimento dopo due stagioni costringe a interventi di riparazione o alla sostituzione anticipata. In un’ottica di utilizzo intensivo, la spesa iniziale più alta può trasformarsi in una forma di risparmio diluita nel tempo.

Motorizzazione del tender: quando la potenza è mal calibrata

Altro nodo ricorrente riguarda la motorizzazione del tender. Qui gli errori si dividono in due categorie opposte: chi sceglie motori sottodimensionati e chi eccede con la potenza.

Il motore troppo piccolo rende gli spostamenti lenti e poco reattivi, soprattutto con mare formato o carico pieno. Questo si traduce in tempi più lunghi per raggiungere la costa e in una minore manovrabilità nelle situazioni affollate, come i pontili dei porti turistici in alta stagione.

All’estremo opposto c’è chi monta propulsori sovradimensionati rispetto alla struttura del battello. Il risultato non è solo un aumento dei consumi: cambiano gli equilibri in planata, cresce lo stress sullo specchio di poppa e la gestione diventa meno intuitiva per chi non ha grande esperienza.

Una scelta sensata parte sempre dall’uso previsto: brevi tragitti sotto costa, trasferimenti frequenti dalla rada, supporto a barche di dimensioni importanti. Ogni scenario porta con sé un equilibrio diverso tra peso, potenza e autonomia.

Uso reale del tender: l’errore più sottovalutato

L’ultimo errore, forse il più diffuso, riguarda la mancata analisi dell’uso reale del tender. Molti acquisti vengono fatti in inverno, davanti a una scheda tecnica o a una foto online, senza immaginare le situazioni concrete in cui il battello verrà utilizzato.

Chi frequenta baie affollate sa quanto conti la facilità di salita a bordo. Chi naviga con bambini presta più attenzione alla stabilità laterale. Chi ormeggia spesso in porti con correnti sostenute finisce per apprezzare manovrabilità e risposta del motore più di qualsiasi altro parametro.

Il tender, in fondo, è l’imbarcazione che si usa nei momenti meno “cerimoniali” della vita in mare: la spesa veloce, la corsa al ristorante sul molo, il rientro con mare increspato quando la giornata sta già cambiando tono. È proprio lì, in quelle situazioni apparentemente minori, che una scelta sbagliata smette di essere teorica e diventa improvvisamente molto concreta.

Gtuzzi

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Tags: notizie

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