Le richieste nei confronti di Tct sono esplicite e ben precise: anzitutto, la mobilità deve essere rimossa, ma l’auspicio è anche quello di veder tornare a Taranto le linee di trasporto container che giusto due mesi fa sono state trasferite in Grecia. Inoltre, è quanto mai necessario nominare una figura che sia in grado di negoziare in maniera adeguata questi argomenti così importanti. Tra l’altro, bisogna anche accertare se la stessa spa dispone correttamente di questa concessione in esclusiva del molo polisettoriale; il piano industriale, infatti, è stato presentato in modo piuttosto ambiguo e poco rituale, tanto che le principali sigle sindacali non sono state nemmeno prese in considerazione.
Il documento in questione, invece, assume una rilevanza fondamentale e deve far conoscere a tutte le parti che sono coinvolte quali sono i programmi commerciali e finanziari dello scalo. D’altronde, Tct ha l’obbligo di far conoscere come intende investire gli ottanta milioni di euro che ha a disposizione per il miglioramento della banchina: ad esempio, bisogna sapere quali dragaggi e traffici verranno instaurati, così come anche i rapporti con la clientela e quelli con gli altri hub principali presenti nel Mar Mediterraneo.
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