La nautica da diporto, quella che la normativa individua per scopi sportivi o ricreativi e senza fine di lucro, sembra essere tornata con il vento in poppa dopo un biennio di bilanci in rosso e acque troppo calme. Era dal 2008 che i dati delle aziende non tornavano a dare segnali positivi. L’inversione di tendenza è stata segnalata dalla Ucina, l’Unione Nazionale dei Cantieri e delle Industrie Nautiche e Affini che ha presentato nella convention Satec 2011 a Viareggio una relazione dettagliata sull’andamento economicodelle imbarcazioni da diporto immatricolate nel primo trimestre 2011.
Su tutte sono le parole Anton Francesco Albertoni, presidente della Confindustria nautica a servire da iniezione di fiducia per il settore:
Nel primo trimestre del 2011 il settore ha segnato una crescita di fatturato compresa tra +3% e +7%, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
Non accadeva dal 2008, quando la crisi finanziaria che ha coinvolto qualsiasi settore e territorio a livello globale era in fase di cronicizzazione. Il diporto nautico italiano deve questo importante risultato alle esportazioni. Se di norma l’export rappresentava un portfolio che riguardava il 40 – 50 % delle vendite, attualmente i punti percentuali sono saliti a 70.
Questo dato evidenzia però anche il fronte degli acquisti da parte del mercato italiano che stenta a ripartire: Sempre secondo Albertoni questa percentuale così alta:
mostra che si è ridotto il mercato nazionale. Il nostro Paese, d’altro canto, è quello in cui il settore sta soffrendo di più, rispetto al resto dell’Europa. Il motivo va cercato anche nel fatto che i clienti della nautica sono molto appassionati ma seguono il comparto se ci sono situazioni sociopolitiche che consentano loro di cambiare barca. Con i problemi ancora presenti nel 2010, uniti a un’impostazione penalizzante assunta dal legislatore sui parametri applicati al prossimo redditometro, all’impressione negativa suscitata dai numerosi controlli, l’anno scorso, su charter e noleggio e a una crisi generalizzata dei consumi, il compratore italiano è restato alla finestra, ad aspettare momenti migliori.
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