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Wild Oats XI è la prima barca ad aver concluso una delle più dure edizioni degli ultimi anni della Sidney Hobart. Il supermaxi di 100 piedi ha tagliato il traguardo al largo di Constitution Wharf alle 20.37 locali (AEDT) di ieri, le 10.37 in Italia, impiegando complessivamente 2 giorni, 7 ore, 37 minuti e 20 secondi per coprire 628 miglia.

L’edizione di quest’anno, la 66ª della famosa regata, è stata molto dura soprattutto per le difficilissime condizioni meteo che la flotta ha incontrato attraversando lo Stretto di Bass. “È stata una regata durissima – ha detto all’arrivo Mark Richards, lo skipper di Wild Oats XI – su questo non c’è dubbio. La barca, l’equipaggio e l’intero team hanno fatto un lavoro fantastico. Non avremmo potuto chiedere di meglio, arrivare primi a Hobart è stato veramente emozionante.”

Sulla vittoria in tempo reale di Wild Oats XI pende però una protesta presentata dal Comitato di Regata. Ora la parola passa alla Giuria Internazionale che si dovrà esprimere sull’infrazione del regolamento di regata, la mancata segnalazione via radio del passaggio a Green Cape da parte di Wild Oats XI (comunicazione avvenuta ma via telefono). (Ndr: la protesta è stata ritirata in seguito all’esame della documentazione fornita dallo skipper di Wild Oats XI, che viene confermato vincitore).

Dopo una regata praticamente perfetta in condizioni estreme, con vento da sud che ha ha oscillato da 25 a 40 nodi di intensità e onde enormi durante la prima notte di navigazione, Wild Oats XI non ha deluso i propri fan cogliendo la quinta vittoria su sei partecipazioni a questa regata.

Adrienne Cahalan, co-navigatrice di Wild Oats XI alla sua 19ª Sidney Hobart, ha così commentato le condizioni incontrate durante la regata. “Credo che questa sia stata la regata più difficile a cui ho preso parte. Abbiamo fatto del nostro meglio per evitare qualsiasi tipo di danno o rottura.”

Seconda imbarcazione giunta sul traguardo è Investec Loyal di Sean Langman con un ritardo di circa 3 ore e mezza.
Terza ad arrivare a Hobart è stata Lahana di Peter Millard. Al quarto posto Ichi Ban di Matt Allen, al quinto Wild Thing di Grant Wharington.

Redazione

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