Sul Pacifico in barca a remi, il diario di bordo di Alex Bellini dopo 142 giorni di mare

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Aggiornamento sull’impresa di Alex Bellini, il rematore solitario che sta attraversando l’Oceano Pacifico a bordo di “Rosa di Atacama II”, una barca a remi. Bellini è all’134° giorno di navigazione, e quasi quotidianamente affida al proprio diario, pubblicato sul suo sito internet, i racconti e le impressioni della sua impresa in pieno svolgimento. Queste le sue parole. “Sono le 21.30, ho finito ora di remare. Sono un po’ stanco, devo ancora mangiare e devo pur farmi venire in mente un’idea riguardo a cosa diavolo farmene di tutto questo pesce. Tuttavia non volevo perdermi l’aggiornamento. Lo farò in forma ridotta, le risposte alle vostre domande ve le spedirò domani. Ieri e oggi sono state due giornate fotocopia. La bonaccia prevista da Manubrio per domani mi ha raggiunto con 2 giorni d’anticipo e non è stata proprio semplice cavarsela. Ormai dovreste sapere che incontro sempre qualche problemuccio quando capitano certe giornate. Con il mare che sembra una tavola muovere questa carretta del mare è davvero dura, ma con un po’ di pazienza si fa.

Oggi in particolare il mare era così immobile che pareva fosse più denso del solito, come catrame, quasi da poterci camminare sopra e offriva un riflesso fedele al minimo dettaglio di ciò che stava in cielo. Sembravano due cieli sovrapposti. è in situazioni come queste che il senso di desolazione che quest’ambiente sa trasmettere raggiunge il suo massimo. E se non fosse per un certo uccello (forse ve ne avevo già parlato), bianco come una colomba, che emette un suono che è uno strazio per le orecchie (erroneamente, in precedenza, l’avevo paragonato ad uno squittio invece trovo che sia più simile ad una porta cigolante) direi che navigare in queste condizioni è rilassante sia per il corpo che per lo spirito e non si sta tanto malaccio.

Questa mattina, nell’istante stesso in cui mi sono messo ai remi, un gruppo di una decina di Dorado ha cominciato a nuotarmi attorno. Non so come mai compaiano solo quando la barca prende a muoversi, mentre quando è ferma si allontanino. Comunque sia ho imparato che per avvistarne alcuni abbastanza vicino bisogna remare. E’ la regola. Insomma, mi sono messo a remare e questi pescioni si sono avvicinati. Li guardavo e già me li immaginavo su una bella griglia a cuocere. Se solo potessi prenderne uno, pensavo. Alla fine mi son detto “Perchè non fare un tentativo”, ho mollato i remi e ho preso la lenza. E’ bastato che il rapala toccasse l’acqua che avevo già la lenza tesa tra le mani. Non solo sono stato così fortunato da pescare al primo lancio, ma ho addirittura beccato il dorado più grosso del gruppo, il boss.

Le sue dimensioni, in acqua, sembravano inferiori alla realtà, ma quando, dopo un’ora di tira e molla, sono riuscito a tirarlo a bordo mi sono sorpreso io stesso. Ogni volta che cercavo di avvicinarlo al pelo dell’acqua, nonostante fosse sempre sul punto di cedere, riusciva sempre a tirar fuori quel tanto di energia necessaria per farmi scivolare la lenza a le mani e recuperare qualche metro di abisso, così per farla breve, alla fine, mi sono aiutato anche con il fucile da pesca. Il sangue ha cominciato ad uscire a fiotti ed ha continuato ad uscirne anche una volta a bordo. Ho conciato la barca che pareva un mattatoio. Ad occhio e croce sarà stato lungo 1,30 mt e pesato circa 15 kg. Per far la foto ho dovuto tenerlo con due mani!

Non so se vi ho mai raccontato come questa specie di pesce cambia colore poco prima di morire. La colorazione che vedete nella foto è la stessa che ha quando è vivo, ma qualche istante prima di morire cambia improvvisamente colore diventando argenteo. Sembra un altro pesce, poi ti distrai un attimo e quando ti rivolti è nuovamente come prima. Molto curioso. Forse Beatrice ci può dare una spiegazione. Ho impiegato 40 minuti a pulirlo e tagliarlo. Di particolare interesse è stato scoprire quale fosse stato il suo ultimo pasto. Lo stomaco era pieno di altri pesci, alcuni (3/4) piccoli e interi, come se fossero stati ingeriti poco prima e altri, di cui ne rimanevano solo lische e colonne vertebrali, un po’ più grossi. L’insaziabilità gli è costata cara! Ora, però, la domanda che mi pongo è : cosa farne di tutta questa carne che mi riempie il secchio? Mi dispiacerebbe gettarlo in mare, ma non voglio neppure correre il rischio di fare un’indigestione. Alla domanda non mi interessa rispondere subito, ci penserò domani.

Vi farà ridere, ma ieri per buona parte della giornata mi è sembrato di sentire un forte odore di letame! Che fossi io o la maglietta mi è venuto pure in mente, ma ho controllato ovunque! Non ero io. Sono le 22.50 e termino qua. Fuori il cielo è macchiato qua e la da alcune nuvole che la luna ne risalta la forma su uno sfondo blu elettrico, nonostante questo la luminosità è strabiliante. Fatico a staccare gli occhi da questo spettacolo. Se solo poteste vedere…”

L’ultima posizione rilevata per Bellini è 14°54′56.00” S e 151°28′29.00” W. E’ comunque possibile controllare dove si trova la “Rosa di Atacama II” in qualsiasi momento tramite il sito di Alex cliccando QUI.

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