Sul Pacifico in barca a remi, il diario di bordo di Alex Bellini dopo 113 giorni di mare

di Redazione 247 views0

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Aggiornamento sull’impresa di Alex Bellini, il rematore solitario che sta attraversando l’Oceano Pacifico a bordo di “Rosa di Atacama II”, una barca a remi. Bellini è al giorno 113 di navigazione, e quasi quotidianamente affida al proprio diario, pubblicato sul suo sito internet, i racconti e le impressioni della sua impresa in pieno svolgimento. Queste le sue parole.

“Dall’ultimo mio aggiornamento le condizioni generali sono molto cambiate. Infatti il vento teso che mi aveva tenuto compagnia per un’intera settimana – e della cui compagnia già non ne potevo più! – è andato, in anticipo di qualche giorno sulle previsioni di Manubrio, progressivamente diminuendo. Oggi, con una leggera brezza, ha infine toccato il minimo. Il passaggio a 300 miglia a Sud di una bassa pressione provocherà, prossimamente, un abbattimento del vento che girerà da NE. Certo che il mare non ha mezze misure: o 20 nodi o brezze marine da far solletico, non ne posso più. Voglio scappare….

Sebbene però, come dicevo, il vento si sia andato calmando non si può dire lo stesso del mare che, inspiegabilmente, rimane sempre agitato. E’ un fenomeno strano a cui non so dare una risposta. Non c’è corrispondenza tra moto ondoso e forza del vento. Certo, è normale che il mare impieghi qualche ora (a volte un giorno) per ridimensionarsi, ma 3 giorni sono troppi. E’ come se il mare traesse forza da altro e non dal vento, come se a muovere queste enormi masse d’acqua fosse una forza proveniente dal centro della Terra. Forse una brusca variazione di profondità del fondale oceanico? Poco probabile. Forse la fase crescente della luna? Ancora meno probabile. Forse qualche grossa burrasca a Sud? Forse. E intanto comincio a non poterne più delle bizze del tempo. Quel che è successo oggi ha del comico. Stamattina presto ha piovuto molto, ma molto molto. E siccome il primo acquazzone mi ha colto un po’ di sorpresa, e ormai bagnato com’ero non era più il caso di entrare in cabina a ripararmi, sono rimasto ai remi mentre venivo coperto da una scarrettata di acqua. Lì per lì, però, non potevo immaginare che sarebbe andata avanti per 4 ore, fino cioè alle 19!

Ho fatto una scoperta sensazionale a cui mai avrei creduto se me l’avessero raccontata: l’acqua piovana è leggermente salata. Lo sapevate? La notizia trova conferma sul libro delle nuvole che sto leggendo che oltre a dare un nome a tutte le differenti formazioni nuvolose dà anche spiegazione sui fenomeni che le riguardano. Si dice infatti che una condizione perchè possa piovere è la presenza tra la nube, di un “nucleo di condensazione” ovvero dei corpi che attraggono a sè le micro particelle di acqua e che crescendo crescendo diventano grosse e pesanti a sufficienza per battere la resistenza della corrente d’aria ascensionale e cadere al suolo. Il sale si sa è fortemente igroscopico (trattiene acqua) e per tale caratteristica è un ottimo nucleo di condensazione. La goccia di pioggia quindi cadrà al suolo o in mare anche grazie ad una particella di sale.

E’ davvero bello ed interessante, oltre che istruttivo, dare un nome ad ogni cosa ed un perchè ad ogni fenomeno che si verifica qui in mare. Ci si sente meno estranei, più inseriti nel complesso sistema. Meno ignoranti, insomma! Manubrio mi avverte di non scendere troppo oltre il 13° parallelo. Purtroppo non è così facile, spero però di avere prossimamente qualche giorno con SE per raddrizzare la rotta. Le isole da tenere d’occhio e da temere di più sono Napuka e Tepoto a 14°05′ S a circa 400 miglia SW dalla mia posizione attuale. Queste due isole sono anche chiamate Iles du desappointment (isole della delusione) e il nome non mi tenta certo una visita quindi sarà mio interesse rimanerne lontano.

Sempre a proposito di isole, sempre Manubrio, mi scrive a proposito di 9 atolli dello stato di Tuvalu, a Nord delle Fiji, isole coralline di pochi centimetri sopra il livello del mare, che entro pochi anni potrebbero scomparire e con essi i loro abitanti a causa dell’erosione esercitata dell’acqua che si “mangia” piano piano gli atolli. Che fine crudele. Altra causa da imputare alla scomparsa degli atolli (dico io) ci sarà sicuramente anche l’innalzamento generale del livello dei mari. Stasera l’ho tirata un po’ per le lunghe, andrò immediatamente a letto. Nel prossimo aggiornamento vi parlerò di come la tendenza di questi tempi è di attribuire al mare, al cielo ed al vento caratteri da esseri umani. E’ troppo lungo per spiegarlo stasera…”

L’ultima posizione rilevata per Bellini è 20°44′50.00” S e 173°05′10.00” W. E’ comunque possibile controllare dove si trova la “Rosa di Atacama II” in qualsiasi momento tramite il sito di Alex cliccando QUI.

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