Sul Pacifico in barca a remi, il diario di bordo di Alex Bellini dopo 28 giorni di mare

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Riportiamo le parole di Alex Bellini, il rematore solitario che sta attraversando l’Oceano Pacifico a bordo di “Rosa di Atacama II”, una barca a remi. Bellini è al suo 28° giorno di navigazione, e quasi quotidianamente affida al suo diario, pubblicato sul suo sito internet, i racconti e le impressioni della sua impresa in pieno svolgimento.

Ecco le sue parole: “Le ultime 3 giornate sono state parecchio dure. Una fotocopia dell’altra. Vento costante e forte da SE, mare mosso che non ha reso facile la remata. Ho anche notato che la barca, tra queste onde disordinate e grosse, non è particolarmente veloce. Di solito è proprio dalle onde che prende lo spunto per scappare via, invece in questi giorni è come se avesse la prua pesante e affondasse di muso anziché surfarla. Forse è solo una sensazione. Nonostante la lentezza però ogni giorno, miglio dopo miglio, con molta pazienza, riesco sempre a coprire più di 30 miglia. Bene così”.

“Questa mattina mi sono deciso e ho portato le lancette dell’orologio un’ora indietro. Ho passato il 90° meridiano, del cambio di fuso, l´altro giorno, ma volevo aspettare di guadagnare ancora qualche minuto di sole al tramonto, invece ho optato per cambiarlo oggi. Infatti non ne potevo più di svegliarmi, tra le 5.30 e le 6, e trovare ancora completamente buio. Questo non mi piaceva più molto, mi sembrava di ritornare a quando avevo 18 anni che per un´estate avevo fatto il netturbino e cominciavo a lavorare tra le 3 e le 4! Preferisco svegliarmi quando almeno c´è un po´ di luce, anche solo un bagliore rosso a Est…

C´è però il suo però ad alzarsi prima dell´alba. Tira un´aria strana, che non respiri in nessun altro momento della giornata, un´energia particolare che rende tutto un po´ più affascinante. Anche una città brutta come Milano, alle 6 di mattina, pare più bella. Sarà per quell´aria frizzante che fa venire un po´ la pelle d´oca alle braccia nude, o per quel senso di “suspance” che riempie queste prime ore di un nuovo giorno in cui tutto deve ancora accadere, tutto è ancora possibile.

In quest´atmosfera serena questa mattina sono uscito dalla cabina per un bisogno impellente. Il cielo, ancora color della notte, ad Est si stava appena sbiadendo e con immenso stupore ho rivisto, dopo parecchi giorni in cui si vedevano solo densi nuvoloni, Venere brillare qualche grado sopra. Vedo questo pianeta, chiamato “the evening star” o “the morning star” perché è il primo corpo celeste che si vede brillare in cielo al tramonto e l´ultimo a scomparire all´alba, sia quando comincio a remare sia quando mi alzo dai remi. Mi segna il momento di cominciare e di finire la mia giornata, mi da il buon giorno e la buona notte ed io ormai ci sono molto affezionato.

Il momento però in assoluto piu´ bello della giornata è la sera, quando smetto di remare. Mi alzo sempre con qualche difficoltà, le gambe e le ginocchia indolenzite, e mentalmente molto stanco, ma l´idea di essere arrivato alla fine di un´altra intensa giornata mi da una sferzata di energia. Seguo un rituale abbastanza fisso, come se fosse sacro: spengo la musica ed inizio ad ascoltare il mare, lavo il body e la maglietta (che tengo sempre addosso per evitare ustioni) strofinando come una lavandaia alla fontana, mi lavo per bene con una spugna ed acqua di mare per levare la crema solare e la salsedine dal corpo e per ultimo mi sciacquo la faccia.

Per la prima volta da quando mi sono alzato la mattina mi guardo in giro, o meglio osservo, alla ricerca, di non-so-bene-cosa. La ricerca però non porta mai alcun risultato, ma l´abitudine non me la levo, così come non riuscirò mai a levarmi quel bisogno, ogni tanto, di voltarmi mentre remo, per assicurarmi di non aver nessuna prua puntata contro.

C´è ancora luce intorno, luce calda. Le nuvole sono una sinfonia di tonalità di rosso e sono proprio belle da ammirare. Le osservo a lungo per cercarne qualcuna che mi ricordi qualche cosa di reale. Mi sdraio in cabina, qualche secondo di relax per sentire i muscoli della schiena e le vertebre rilassarsi e mentre l´ultimo raggio di luce filtra in cabina io ho giusto il tempo per fare il bilancio di giornata.

Valutare cosa sia andato bene e cosa storto, ma il risultato finale, per una volta, non conta più nulla perchè comunque sia andata, è andata. Altre miglia sono state fatte e queste, che siano poche o tante, nella giusta direzione o in quella sbagliata, saranno miglia che non dovrò più rifare e questo pensiero riesce sempre a strapparmi un sorriso. Oggi ho fatto un collegamento straordinario con Caterpillar, di solito è fissato al venerdì, ma siccome lo scorso non sono riusciti a contattarmi allora l´abbiamo fatto oggi.

Avevo appena spiegato loro che ero contento perchè avevo rivisto il mare ripopolato di pesci e speravo di poterne presto pescare uno. Appena terminata la telefonata ho gettato la lenza e 3 secondi dopo già c´era un pesce all´amo. Una palamita, che leggendo l´utilissimo manuale dei pesci ho scoperto che si chiama invece Albacore. Non l´ho ancora mangiato. E´ ancora tutto intero in un secchio e domani mattina lo sfiletto per bene.

Non solo il mare si è ripopolato, anche il cielo! Ed io che pensavo che non potessero vivere uccelli così´ lontano dalla costa. Invece ce ne sono eccome. Io non so nulla di uccelli, non ne riconosco mezzo, ci vorrebbe un ornitologo. Dai, su, tirate fuori le enciclopedie o controllate su internet. Uno, il re dei cieli, vola altissimo da confondersi e fondersi con le nuvole. Ha un´apertura alare che supera il metro e mezzo, è scuro e guardandolo dal basso sembra una W, le ali non sono mai distese completamente e le sbatte con ritmo molto lento. Come un grande pipistrello. L´altro giorno ha volato per qualche secondo così avvicinato a me che pensavo si volesse posare sul mio cappello. Era enorme!

Ci sono poi due specie di uccelli che fanno I matti tra di loro. Oggi per la prima volta li ho visti unirsi in cerchio (saranno stati 15/20) sopra un pezzo di mare dove probabilmente c´era un banco di pesci e litigare come furibondi per rubarseli dal becco. Un uccello è della specie che si è posata sulla barca qualche giorno fa: più piccolo di un piccione, grigetto, con una striscia beige sulle ali. L´altro uccello sembra una gabbianella e fa la prepotente con gli altri più piccoli. Speriamo che stanotte non vogliano contendersi il mio pesce di Pasqua!”

L’ultima posizione rilevata per Bellini è 11°11’05.00” S e 91°48’46.00” W. E’ comunque possibile controllare dove si trova la “Rosa di Atacama II” in qualsiasi momento tramite il sito di Alex cliccando QUI.

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