Alinghi, intervista a Tom Schnackenberg

di Redazione 196 views0

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Dal sito del consorzio svizzero intervista a Tom Schnackenberg, l’esperto velista neozelandese incaricato dall’ACM (organizzatore dell’America’s Cup) dello sviluppo delle nuove regole di classe.

Si è detto molto a proposito degli AC90, ma quale sarà il tuo ruolo se Alinghi sarà costretto dalla magistratura ad accettare la sfida del GGYC, così come è stata prospettata?
Se dovesse verificarsi questa ipotesi, allora il mio ruolo sarebbe sicuramente diverso e cioè ACM dovrebbe essere consultata e dovrebbe gestire la difesa. La prima cosa che vorrei dover fare è quella di avere un’idea chiara sulla tipologia di imbarcazione che sfiderà, come la regata deve essere organizzata e che cosa bisogna riuscire a fare per essere sicuri che la regata stessa si svolga regolarmente.

Dovresti avere l’esperienza necessaria avendo partecipato a sfide non convenzionali in passato. Cosa ci puoi dire in proposito?
E’ vero nel 1987 fui invitato ad Annapolis da Michael Fay che nell’occasione mi aprì una copia del Deed of Gift e mi lesse le cinque righe che fissavano le regole per la sfida che si svolse nel 1887. Tra queste c’era il fatto che lo sfidante doveva presentare una sorta di documento di identità della barca con cui intende sfidare, che contenga il nome dell’armatore, quello dello yacht, l’armamento e le quattro dimensioni fondamentali, ovvero la lunghezza al galleggiamento, la larghezza al galleggiamento, la larghezza massima e il pescaggio. Queste dimensioni dovevano rispettare i numeri indicati, che potevano essere leggermente inferiori al massimo dichiarato in un primo momento, ma il concetto era quello per cui le dimensioni finali dell’imbarcazione non si potessero discostare più di tanto da quelle dichiarate.

Puoi spiegarci in breve i contenuti della sfida di BMW Oracle secondo il Deed of Gift?
La lunghezza da loro indicata è di 90 piedi, la larghezza al galleggiamento e quella totale sono sempre di 90 piedi, il che fa pensare a una barca che sia con estremità a angoli retti e praticamente quadrata. La profondità dello scafo è di 3 piedi e c’è poi un’ulteriore indicazione circa una chiglia di 20 piedi di profondità. Quindi se vuoi immaginare la lunghezza al galleggiamento di questa barca, pensa alla tua mano che da prua va sott’acqua, percorre 90 piedi e poi torna su. Questa e’ la lunghezza al galleggiamento come da loro indicata.

Sembrerebbe una vera e propria chiatta, no?
Considerata quella che è la larghezza al galleggiamento e che poi coincide con la massima larghezza, si può utilizzare lo stesso procedimento della lunghezza per immaginare il mezzo di cui parliamo e allora si “chiatta” è sicuramente il termine più appropriato per descrivere questo oggetto di cui stiamo parlando.

Quali sono i presunti vantaggi che GGYC/BOR dal loro punto di vista pensano di ottenere da una sfida come questa?
Forse, se stanno pensando di tenersi uno spazio libero in termini di progetto e di arrivare poi a larghezze inferiori, il vantaggio è quello per cui non hanno limiti verso l’alto in questo momento e possono soltanto scendere, ovvero diminuire un parametro. Credo in tutta onestà e in maniera imparziale che loro vorrebbero comunque attenersi alla barca che hanno descritto. Ne ho parlato brevemente con Rolf [Vrolijk]. Sappiamo che gli olandesi sono rinomati per la progettazione di chiatte con bordi bassi che possono navigare senza problemi. Ma sebbene lui sia molto preparato e abbia inventiva è normale che non abbia esperienza nella progettazione di questa tipologia di imbarcazioni così come lo stesso Dirk [Kramers]. Quindi loro hanno un piccolo handicap di partenza.

Presumibilmente noi avremmo dovuto sbrigarci e imparare il più possibile su questi argomenti. Da quanto tempo secondo te BMW Oracle potrebbe essere al lavoro sulla loro barca?
Difficile dirlo, mesi ovviamente e forse anni. La sfida è stata presentata l’11 luglio 2007, ma ovviamente loro l’avevano preparata molto tempo prima così ora hanno una grosso margine di vantaggio dal punto di vista della progettazione e i ragazzi di Alinghi, io penso, speravano che questo vantaggio fosse annullato dal tempo impiegato dalla Corte di New York per decidere. I dieci mesi per preparare la sfida sarebbero ovviamente prolungati dal lavoro della corte e dovrebbero partire soltanto quando la decisione della Corte fosse definitiva.

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